Nelle istituzioni regionali si litiga mentre la Sicilia affonda

 

Non si comprende bene in che modo e in che tempi le istituzioni regionali intendono occuparsi delle mille emergenze siciliane, a partire da quelle che riguardano le imprese con l'acqua alla gola, i giovani afflitti dalla mancanza di lavoro, le infrastrutture isolane ferme all'età della pietra nonostante l'immenso flusso di denaro europeo. E poi le scommesse sul futuro che qualunque sana politica proverebbe a lanciare, da noi al palo, in tema di energia, di raccolta e smaltimento dei rifiuti, di innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione. Si, perché a leggere il nostro giornale e la stampa in genere il lettore, cioè il cittadino, questa domanda se la fa certamente. Sembrano tutti impegnati, governo e Assemblea Regionale Siciliana, mentre la Sicilia affonda, a discutere di maggioranza che non c'è più, soprattutto dopo la "dipartita" dell'Udc verso i lidi berlusconiani, in fondo un ritorno, di nuovo governo, di rimpasti, di scontri su eventuali candidature alle imminenti europee; il tutto condito, nel bel mezzo, dalle vicine primarie del Pd per la scelta del segretario regionale. Intanto, per non farci mancare nulla, registriamo all'Ars il rinvio della riforma delle province, con la scadenza dei commissari alle porte, il 15 febbraio. Riforma che prevede la cancellazione di tale antico ente territoriale intermedio e disciplina la creazione delle aree metropolitane e dei liberi consorzi. In realtà manca l'accordo. Si paventa una proroga ulteriore degli attuali commissariamenti delle nove province, a nostro sommesso parere di dubbia costituzionalità. Non si può sospendere la democrazia, in virtù di una riforma che tarda a venire per contrasti all'interno delle forze politiche diversamente affaccendate, per troppo tempo. Difficilmente il Commissario dello Stato, osiamo ipotizzare, farebbe passare la proroga della proroga. A proposito di Commissario dello Stato, organo costituzionale che qualcuno vorrebbe eliminare e che, invece, consideriamo essenziale a salvaguardia della bontà delle leggi regionali partorite da Palazzo dei Normanni, almeno sotto il profilo costituzionale e finché i siciliani non si decideranno a valutare meglio al momento del voto i propri rappresentanti, non arriva nemmeno la finanziaria-bis, indispensabile dopo la maxi-impugnazione del prefetto Carmelo Aronica della gran parte di articoli della prima finanziaria che ha bloccato ben 500 milioni di euro. Il presidente Rosario Crocetta assicura che sarà presentata per l'esame dell'aula la prossima settimana, non c'è ragione di non credergli.

Pippo Russo

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