Il nostro misero potere del Veto

 

Distruggere è molto più facile e veloce del costruire Questo è un assunto oggettivo facile da determinare in concretezza. Quanto tempo ci vuole per costruire un grattacelo? Quanto per buttarlo giù? Anni contro giorni, ormai forse ore. Nella società il potere di costruire è comunque della politica sia su input diretto sia su stimolo derivato dal tessuto sociale. Il vero problema è che lo stesso potere, la politica, ha anche il potere di distruggere, demolire, di non far costruire. Ma essa non usa cariche esplosive e denotazioni controllate, come ci insegna l'ingegneria moderna, usa uno strumento diverso. Non tangibile nell'essere strumento ma dagli effetti molto più che reali. Usa il VETO.

Porre veti sembra l'attività prioritaria in antitesi con quella del toglierli e di determinare sistemi amministrativi e sociali più consoni alle aspettative dei cittadini. Forse perché, in un sistema democratico, alla fine nel "fare" c'è un merito non attribuibile in forma diretta ma piuttosto da generalizzare. Mentre il non far fare può avere un cognome e un nome ben identificabile. Ecco che, si delinea l'esercizio distorto e malato, del potere. Il potere di veto è un potere attribuibile, delinea il muro da superare e ovviamente il relativo "prezzo". Per superare un veto bisogna "parlare" con chi lo pone, trovare una soluzione arrivare ad un accordo, mentre per sposare e incentivare una giusta idea bisogna spesso rinunciare ad un'attribuzione personalistica diretta. E questo andrebbe contro il fondamento del consenso politico che oggi è essenzialmente clientelare. Così oggi la corsa al fare, cambiare, migliorandole le cose, passa da chi pone più veti, di fatto si è invertito il processo, bloccare per non far fare, piuttosto che fare per sboccare e superare gli ostacoli. Il veto è diventato il punto di partenza e non l'eventuale incognita di un processo virtuoso costruttivo, in cui anche i naturali ostacoli si affrontano e si superano al momento in cui gli stessi si presentano.

Il no"preventivo" è un arma molto più efficace e gestibile. Non è possibile, non a queste condizioni, eh... ma ci sono problemi... sembrano essere diventate le parole d'ordine prima di qualsiasi si. Tutto ciò delinea, quello che oggi èun modo, un metodo con cui operare in ogni frangente, in cui, per prime le istituzioni democratiche operano, perché si è snaturato il valore assoluto della parola democrazia, forse si è perfino dimenticato. La democrazia è un sistema rigido, che si fonda su regole certe e non su infiniti "emendamenti" cioè veti per lo più a volte irrazionali quanto immotivati. Infatti, quante volte su provvedimenti legislativi importanti capaci di rideterminare assetti e assi sociali si è assistito al valzer di centinaia se non migliaia di emendamenti parlamentari che poi si trovano ad essere vaporizzati in poche ore. Proprio perché il veto non è un atto dovuto di democrazia ma semplicemente un arma da trincea per mantenere posizioni personali da potersi rimangiare al prezzo migliore possibile. La democrazia, forse vale la pena ricordare, non è, come è diventata nel nostro paese, "l'arte di mettere d'accordo tutti" ma bensì il dovere di dare pari dignità e ascolto a tutte le opinioni... che è cosa ben diversa.

Così come, al contrario di ogni singolo veto, la funzione pubblica non è un'attività personalistica ma collegiale che può nebulizzare i meriti ma che può rendere il fare una strada percorribile da tutti.

 

 

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