Trattativa: le dichiarazioni spontanee rese da Mancino. Morosini stralcia la posizione di Provenzano

altNicola Mancino, l'ex ministro degli interni, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee davanti al Giudice Piergiorgio Morosini, relative alla sua posizione e i suoi comportamenti di ministro dell'Interno nel periodo delle stragi di mafia del '92-'93.

Durante l'udienza preliminare per il processo sulla trattativa stato mafia. Mancino ha raccontato i fatti che lo riguardano a tal proposito, partendo dalla nomina a Ministro il 28 giugno del 1992, a proporlo fu il l'onorevole Giuliano Amato, incaricato dal presidente Scalfaro di il Governo di centrosinistra. In quel momento era già presidente del gruppo parlamentare della Dc, incarico assunto ininterrottamente dal luglio 1982.

"Non chiesi di fare il ministro – ha detto Mancino – anche perché posta dal mio partito, l'incompatibilità tra la carica di governo e lo status di parlamentare, avrei dovuto abbandonare il senato... ... non fui responsabile di una usurpazione..."

Su quanto dichiarato dall' onorevole Amato davanti alla IV sezione penale del Tribunale di Palermo, sulla nomina di Mancino a ministro dell'interno per "trovare una collocazione e per l'ex ministro Gava,alla Presidenza del che in questo modo avrebbe preso il posto di Mancino alla presidenza del gruppo dei senatori democristiani, Mancino dice di non avre mai gradito queste affermazioni. Stesso non gradimento per le riscostruzioni dehli avvenimenti collegati alla sostituzione di Scotti con mancino, che secondo i Pm di Palermo avvenne perché mancino sarebbe stato disponibile ad attenuare la durezza del carcere duro, il 41 bis, cosa che con Scotti non si sarebbe mai verificata. "C'è una totale assenza di prove – dice – è un'inammissibile insinuazione quella di essere stato probabilmente a conoscenza dell'indebolimento delle misure del ax art. 41 bis".

"In quei terribili anni, al contrario, non fi fu alcun cedimento da parte mia, al contrario tanta fermezza e determinazione. In quegli anni ho visitato l'Italia in lungo e in largo e ovunque ho dato segnali di e indicazioni inconfondibili di contrastare la mafia e le altre organizzazioni malavitose... In quegli anni proposi e ottenni lo scioglimento di 49 consigli comunali condizionati o infiltrati dalla malavita organizzata e la consegna alle patrie galere di ben 375 latitanti pericolosi..."

Mancino poi fa riferimento all'on. Martelli. "E' fatto notorio dallo scenario mediatico – dice – che interrogato a Firenze dal Pm Chelazzi sul comportamento tenuto dal Prefetto Parisi e da Mancino, Martelli rispose escludendo che il capo della Polizia o il ministro dell'Interno gli avessero manifestato critiche o riserve sulla misura del carcere duro. La dottoressa Ferraro, subentrata al dott. Falcone come capo agli Affari penali al Ministero di Grazia e Giustizia, racconta all'On. Martelli di avere avuto negli uffici di via Arenula la visita del capitano dei carabinieri De Donno: il ROS di cui l'ufficiale faceva parte, secondo quanto riferito dalla dottoressa Ferraro, aveva deciso di svolgere indagini sulla strage di capaci e per questa delicata attività investigativa, era opportuno avere un "sostegno politico" per l'iniziativa che stavano intraprendendo. Interrogata dai giudici di Palermo il 14 febbario 2009, la ferraro, secondo fonti giornalistiche, escluse che il capitano De Donno avesse prospettato la strada di una Trattativa. Aggiungo che dopo il mio insediamento al Viminale, su mia iniziativa, chiesi al Giardasigilli di rendergli una visita di cortesia, che fun concordata per la mattina del 4 luglio 1992. Su questo incontro e sul colloquio che avvenne in quella occasione fra me e il Guardasigilli, i pm hanno chiesto chiarimenti all'on. Martelli. Dall'agenzia Adnkronos del 15 marzo 2011, si ricava che alla domanda : " A mancino riferì in termini esatti quello che gli aveva riferito la dottoressa Ferraro?" Martelli rispose: "No, no, no, riferii succintamente che "guarda che i Ros, stanno prendendo delle iniziative che non sono autorizzati a prendere, non si capisce chi li ha autorizzati a prendere iniziative di questa natura! ".

"...Durante la deposizione al processo Mori del 6 aprile 20102 L'ON. Martelli, a proposito delle iniziative non autorizzate del Ros, sule prime non ricorda se ne avesse parlato con Scotti o con Mancino ("Non so se ancora Scotti fosse ministro dell'Interno all'epoca, forse già ministro degli Esteri"). Sempre Martelli afferma di non ricordare se l riferimento ai contatti degli ufficiali del Ros con Ciancimino fu da lui manifestato a Scotti o a Mancino".

In un secondo momento, ovvero durante l confronto alla Dia di Roma l'11 aprile del 2011, secondo Mancino, Martelli conferma quanto dichiarato in merito al suo incontro con la dottoressa Ferraro e ricorda con certezza di aver parlato con Mancino, ma genericamente, delle iniziative non autorizzate del Ros.

"Ma – chiede Mancino – le iniziative dei due ufficiali dei CC ritenute da Martelli non autorizzate, possono automaticamente far attribuire a Mancino la conoscenza dei loro contatti, attraverso Ciancimino? Una forzatura inammissibile".

Ciancimino ha precisato di non aver mai conosciuto l'allora colonnello Mori né il capitano De Donno. "Mori – aggiunge Mancino – che non avvertì neppure il bisogno di informarmi neppure in occasione della cattura di Riina, fu da me incontrato per la prima volta nell'aula magna dell'Ucciardone durante una trasmissione televisiva avvenuta in occasione del primo anniversario della morte del giudice Falcone, cioè il 23 maggio del 1993... ... Né De Donno, né Martelli ebbero mai conoscenza di trattative, lo hanno sempre detto, ed avevo averla io? Da chi dovevo saperlo io, se tutti i più alti vertici del Viminale di quella stagione – parlo dei sopravvissuti – dal prefetto Rossi al prefetto Lauro al dottore De Gennaro, al generale Tavormina hanno dichiarato ai vari Pm di non aver mai saputo di trattative, chi signor Giudice, me ne doveva parlare'"

Infine Mancino ha detto delle sue conversazioni con il "compianto D'Ambrosio" (il consigliere giuridico del Capo dello Stato,, intercettato dalla Procura di Palermo in alcune conversazioni telefoniche con lo stesso Mancino, ndr): "In più di un'occasione ho confidato al Consigliere Loris D'Ambrosio di avere la sensazione di essere vittima di un pregiudizio. Mi sentivo sospettato per via di interrogatori riportati da alcuni quotidiani che contenevano domande sui miei comportamenti da ministro". "Io, signor giudice- continua - non ho mai saputo di trattative. Se le avessi sapute le avrei pubblicamente denunciate. Ho un senso dello Stato di cui fa fede la mia non breve attività di uomo politico".

"E al consigliere D'Ambrosio, parlandone al telefono, ho sempre detto di non avere mai saputo nulla di propositi di allentamento delle misure del carcere duro, In particolare, quando mi sono intrattenuto con lui in conversazioni confidenziali, ignaro di essere iscritto nel registro degli indagati, ho sempre ribadito: 'Scalfaro non me ne hai mai parlato... Parisi non me ne hai mai parlato'. Verità confidate a D'Ambrosio senza malizia alcuna proprio perché ignorava di essere iscritto nel registro degli indagati!".

E sempre oggi, il Gup Piergiorgio Morosini ha stralciato la posizione del boss Bernardo Provenzano dal procedimento. Il capomafia verrà quindi giudicato in altra sede. Lo ha deciso il magistrato subito dopo avere ascoltato i periti secondo cui il capomafia, in stato di coma, non sarebbe in grado di partecipare all'udienza preliminare, in corso a Palermo. La sua posizione verrà vagliata il prossimo 23 gennaio sempre dallo stesso giudice per le udienze preliminari.

 

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