Terremoto a Palermo. Nelle scuole i nostri figli non sono al sicuro.

L'utima scossa di assestamento si è avvertita un paio di minuti fa. Fin ora comunque non risultano danni gravi e nessuno si  è fatto male, questa alla fine è la cosa importante. E' andata bene, ancora una volta. Non vogliamo essere catastrofisti, si tratta di essere realistici: questa città non è sicura. Dal controsoffitto della scuola media Vittorio Emanuele di San Lorenzo, è venuto giù qualche piccolo calcinaccio, ma è tutto sotto controllo secondo la  Protezione civile che  sta effettuando sopralluoghi su 450 istituti scolastici della città "un controllo a tappeto - dicono - per essere certi che non ci siano pericoli di crolli". Ma vogliamo ricordare i dati diffusi pochi giorni fa da Legambiente Ecosistema scuola, secondo cui "solo il 23% degli edifici scolastici di Palermo sono costruiti secondo criteri antisismici, il 22% degli edifici con certificato di collaudo statico, il 34% degli edifici hanno il certificato di idoneita' statica, il 17% certificato di agibilita', il 17% certificato di agibilita' igienico sanitaria, il 38% certificato di prevenzione incendi, il 29% impianti elettrici a norma e il 33% requisiti di accessibilita'. La media d'investimento annua ad edificio negli ultimi 5 anni, per la manutenzione straordinaria e' di 13mila euro, a fronte di un dato medio nazionale di 38.000 euro. Mentre e di 1.300 euro e' la media d'investimento annua ad edificio, negli ultimi 5 anni, per la manutenzione ordinaria a fronte di un dato medio nazionale di 8.300 euro"

Oggi nelle scuole, almeno in quelle elementari (cosa di cui ho contezza) hanno messo in pratica quello che hanno imparato durante le "simulazioni del terremoto". E' andata bene, i bambini sono stati bravi e le maestre pronte, ma tutto ciò serve a poco. Per proteggere i nostri figli dobbiamo esigere che le regole vengano rispettate. Il 77 per cento degli edifici scolastici della città è costruito senza criteri antisismici e il 78 per cento non ha il certificato di collaudo statico. C'è poco altro da aggiungere.

 

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