Caso Manca. Archiviazione? Conclusione indagine? La famiglia: seguire la pista mafiosa

Non c'è ancora nulla di certo, nonostante le notizie che da ieri si rincorrono sul web, non c'è nulla di certo.  Anche l'avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, fino ieri sera, non aveva ricevuto alcuna comunicazione circa l'archiviazione dell'inchiesta sulla morte di Attilio Manca, l'urologo siciliano di 33 anni, trovato nel suo appartamento in via Santa Maria della Grotticella, a Viterbo il 12 febbraio 2004, in una pozza di sangue e col setto nasale fratturato.

Secondo alcune notizie d'agenzia, sarebbero partiti gli avvisi di conclusione d'indagine per cinque delle sei persone indagate , che secondo il pm, potrebbero aver ceduto la droga al medico. Sono Angelo Porcino, Ugo Manca, cugino di Attilio, Salvatore Fugazzotto, Andrea Pirri e Lorenzo Mondello. Nessun avviso di conclusione per Monica Mileti . Su altri siti internet d'informazione, si parla di archiviazione dell'inchiesta.

Legittimo chiedersi  a questo punto, se si sia soltanto fatta confusione. Per  evitare equivoci è giusto precisare che "L'Avviso della conclusione delle indagini preliminari contrariamente a quanto potrebbe sembrare non equivale all'archiviazione, anzi: "è una comunicazione che viene fatta all'indagato rendergli noto che un Pubblico Ministero sta per esercitare l'azione penale nei suoi confronti, e soprattutto permettergli di preparare la propria difesa prima dell'inizio del processo, e ad avanzare eventualmente alcune richieste al pm stesso per indurlo a ripensarci, ovvero indurlo a modificare l'ipotesi di reato".

Ma andiamo a quanto sostiene la Procura di Viterbo, secondo cui il medico si sarebbe suicidato iniettandosi una dose letale di eroina che poi andandosi a mischiare ad una consistene dose di Diazepam e una quantità seppur non eccessiva di alcol, avrebbe provocato un arresto cardio-circolatorio ed un edema polmonare, che lo avrebbe portato alla morte.  e così vorrebbe archiviare l'inchiesta, ma per la famiglia le cose non sono andate così. Per la madre, Angela e il fratello Gianluca, Attilio è stato ucciso per farlo tacere perché sapeva troppo e forse loro avevano capito che avrebbe raccontato. Chi sono loro? Secondo la famiglia, Attilio era stato obbligato ad assistere Bernardo Provenzano, durante la sua latitanza trascorsa nel Lazio e lo avrebbe accompagnato a Marsiglia per essere operato di cancro alla prostata.

Cosa porta ad un collegamento con la mafia? L'alta specializzazione medica di Attilio e i fatti avvenuti che sembrano tutt'altro che coincidenze. E' stato il primo a utilizzare in Italia una tecnica innovativa di operazione alla prostata in laparoscopia, appresa in Francia durante un soggiorno durato quasi un anno. Sarà nel 2001 che si specializzerà sulla prostatectomia radicale per via laparoscopica. E sempre nel 2001, eseguirà il primo intervento di questo tipo in Italia. In quel periodo, oltre ad Attilio, erano pochissimi i medici capaci di eseguirlo.

Tanti i dubbi, di amici colleghi che non hanno mai creduto alla storia del suicidio. Attilio era mancino, operava infatti con la mano sinistra, eppure la dose è stata iniettata sul braccio sinistro. Poi il viaggio di lavoro in Francia nel 2003, raccontato dai genitori. Viaggio che Attilio fece per assistere ad un'operazione. Un caso che sia lo stesso periodo in cui Provenzano venne operato?

C'è anche il mistero della morte di Francesco Pastoia, boss di Belmonte Mezzagno, arrestato durante l'operazione antimafia Grande Mandamento. Dalle intercettazioni di Pastoia, si apprende di un urologo siciliano che visitò il boss di Corleone. Pastoia, dopo che queste notizie divennero pubbliche, fu trovato impiccato nella sua cella. E su questo Gianluca Manca ribatte "Abbiamo chiesto più volte al procuratore Grasso, visto che il campo si restringeva ad un urologo siciliano, di poter capire grazie ai loro mezzi e strumenti – dice – che sono superiori a quelli di Procure decentrate come Viterbo o Messina, chi potesse essere l'urologo siciliano che ha operato Provenzano di tumore alla prostata. Ma nonostante i potenti mezzi del Procuratore Grasso, che non sono certo quelli delle Procure locali, non si è ancora saputo nulla".

Ma ci sono anche le dichiarazioni di un altro pentito, Mario Cusimano che racconta di un viaggio di Provenzano a Marsiglia per curare un tumore alla prostata. Ed è a quel punto che i genitori di Attilio ricordano in di aver ricevuto in quel periodo due telefonate da parte del figlio che disse di trovarsi sulla Costa Azzurra per seguire un intervento.

Tra i fatti strani che circondano la tragica vicenda del fratello, Gianluca punta anche sui ritardi per gli accertamenti sulle sirighe. "Ci sono voluti otto anni per ottenerli – dice – e dopo otto anni, emerge che i Ris non vi hanno trovato sopra alcuna impronta. Né di mio fratello, né di altri. Circostanza, anche questa, molto strana. Un solo fatto è certo: le indagini sono state blande, superficiali e condotte con noncuranza". Nessuna impronta già. Possibile che per iniettarsi la dose letale di eroina abbia prima indossato i guanti?

Le ultime notizie che ha la famiglia di Attilio, risalgono al 10 febbraio. Due le telefonate fatte dal medico. Una al padre e una ad un amico di Barcellona Pozzo di Gotto. Telefonata che lo lasciò in uno stato di agitazione secondo il racconto di un amica che era con lui. Avrebbe dovuto incontrare delle persone, disse, persone che non voleva incontrare. Poi a cavallo della mezzanotte tra l'11 e il 12 febbraio, Attilio è morto. Cosa abbia fatto nelle 24 ore precedenti alla sua morte non è dato saperlo e la Procura e la Squadra mobile di Viterbo, dicono i familiari,  non hanno fatto nulla per scoprirlo. Le ecchimosi sul volto, hanno detto, che siano state causate dall'impatto contro il telecomando, quando cadde col corpo riverso sul letto. Ma dalle fotografie, si evince che il telecomando era sotto il suo braccio.

Tre le richieste di archiviazione avanzate della Procura di Viterbo.

La famiglia di Attilio, ha già annunciato che se dovesse essere chiesta l'archiviazione, di nuovo, impugnerà il provvedimento "Non è accettabile - dice Angela -  che con tutti questi collegamenti tra mio figlio, il suo lavoro e Provenzano, questa pista non venga nemmeno tenuta in considerazione!"

 

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Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Procura e la Squadra mobile di Viterbo non hanno fatto nulla per sciogliere

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