Ai Giovani del PD sembrano non interessare le possibili nuove alleanze

I giovani, e non solo, del Partito Democratico si sono riuniti in assemblea ieri a Palermo. Non solo under 30 ma anche molte vecchie conoscenze anche over 70. La sensazione che è emersa risulta però mitigata rispetto alle aspettative della vigilia e rispetto alle condizioni interne in cui si trova il partito. Non si è parlato di “rottamazione” della vecchia classe dirigente, non c'è stata un'analisi critica sulle ultime scelte di apparentamento politico e di quelle che si prospettano all'orizzonte, ma piuttosto di ricostruzione del partito, bypassando però le “macere” su cui far posare le nuove fondamenta. Il documento sottoscritto alla conclusione dell'assise parla di tutto: politica europea, crisi globalizzata, agricoltura siciliana, Fiat di Termini Imerese e ridefinizione di un linguaggio della politica più vicino ai cittadini. Giuseppe Provenzano, uno dei promotori del documento dichiara: "E' venuta a mancare una visione della qualità della politica, noi giovani, non abbiamo partecipato alla discussione di un partito che si divideva tra cuffariani e lombardiani, per questo non sono le alleanze che devono essere al centro della politica del Pd". I democratici under 30 non vogliono essere considerati dei rottamatori, piuttosto dei ricostruttori - precisa Provenzano - perché è un vecchio vizio siciliano quello di pensare che si debba appartenere necessariamente a qualcuno. Noi vogliamo parlare un linguaggio che capiscano i siciliani, non siamo interessati agli accordi di palazzo". Salta però agli occhi - o meglio alle orecchie - che a tutto il ragionamento manca un presupposto essenziale, proprio quello relativo alle vecchie alleanze, ma sopratutto alle nuove.

Se i giovani del PD si tirano fuori da quelli che loro stessi definiscono gli accordi di palazzo, in realtà ci sembra che non viene indicata una strada per colmare i danni provocati proprio da questi accordi negli ultimi due anni, e altrettanto non si capisce quale sia la posizione dei “ricostruttori” del PD rispetto a una possibile prossima alleanza con l'UdC alle regionali e politiche. La posta in gioco è alta per l'intero scenario politico, le già compiute, ma sopratutto le prossime scelte del Partito Democratico sanciranno se lo stesso vorrà riacquistare il ruolo di centro aggregativo del centrosinistra o se si lancerà in una nuova coalizione con i moderati di centro, per intenderci l'UdC di Casini, Dalia, ed ex Cuffariani.

In realtà, forse, dai giovani del PD si ci aspettava non tanto un'analisi sulla condizione produttiva ed economica della Sicilia, ma una spallata forte di indirizzo politico verso la “vecchia” dirigenza del partito, cosa che a nostro sentire non vi è stata. Non sarà tempo di rivoluzioni, ma di posizioni chiare e trasparenti sì...



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