Province: tutto da rifare. Avanti: 'i veri sprechi sono altrove'

sicilia-provinceAbolizione delle Province, arriva lo stop della Consulta.
La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province, previsti nel decreto "Salva-Italia", con la riduzione degli enti in base a criteri di estensione e di numerosità della popolazione.
Secondo la Consulta "il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio".

Il governo non ci sta e nell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri c'è l'idea una legge costituzionale per arrivare allo stesso obiettivo.

Di fatto, si allungano i tempi e si riaccende il dibattito.
Per Antonio Saitta, presidente dell'Unione delle Province d'Italia, "è inaccettabile che il governo presenti un ddl costituzionale soltanto sulle Province" . E rilancia: "il dimezzamento dei parlamentari quando si farà?".

Dalla Sicilia prende posizione Giovanni Avanti, presidente dell'Unione regionale delle Province dell'Isola.
"Le Province - dice - sono state il capro espiatorio da dare in pasto alla folla sull'onda degli scandali politici. Sono state oggetto di una campagna denigratoria che ha colpito gli enti più sani sia da un punto di vista finanziario che sotto il profilo della macchina amministrativa. I veri sprechi sono altrove, ma le province erano il bersaglio più semplice".

Per l'ex presidente della Provincia di Palermo l'ente intermedio è "indispensabile nella gestione dell'area vasta", al contrario occorre intervenire su tutte "quelle strutture sovrastatali e sovracomunali che hanno appesantito l'apparato, divenendo opportunità di sottogoverno per alimentare il malcostume di certa cattiva politica".
A sostegno della sua tesi Avanti snocciola i numeri. "Presidenti, assessori e consiglieri provinciali costano in Sicilia 17 milioni di euro l'anno - spiega -, con la nostra proposta di riforma questa spesa si riduce a 7 milioni di euro a fronte di un costo dell'apparato regionale che è 30 volte superiore". Allora, per il presidente dell'Urps ben venga un accorpamento delle province più piccole, creando delle macro-province che governino un'area vasta.

"Oggi - prosegue Avanti - regna la confusione. Invece occorrerebbe indicare con chiarezza compiti e funzioni tra i vari livelli, garantendo qualità nei servizi al territorio. Sono convinto che si potrebbe approfittare della pseudo riforma varata dall'Assemblea regionale, che altro non è che un'interruzione della democrazia con lo stop alle elezioni, e fare un atto di buonsenso, razionalizzando - conclude - i costi della macchina, snellendo l'apparato regionale e tagliando dove serve a tutti i livelli: regionale, provinciale e comunale. Basterebbe fare un po' di autocritica e agire con equilibrio e responsabilità".