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Pediatra e psicologo, una 'convivenza' possibile per il benessere dei più piccoli

Psicologhe 1Palermo. Accompagnare le famiglie con bambini piccoli in un percorso di crescita, che si basi sì sul benessere fisico, ma anche su sane relazioni familiari e sulla prevenzione di comportamenti scorretti e patologie.

Nasce così il progetto "Lo psicologo dal pediatra", portato avanti a Palermo da cinque ragazze.
Si chiamano Stella Gentile, Jose M.Prezzemolo, Francesca Ferro, Giuliana Naccari e Roberta Rosini, hanno tra i 28 e i 35 anni e sono tutte diplomate in Studi osservativi e lavoro psicoanalitico con bambini, adolescenti e famiglie presso il Centro studi Martha Harris del capoluogo siciliano.

Il progetto prevede che il pediatra di base sia affiancato da uno psicologo, che possa intervenire ove necessario. Una compresenza presso lo studio pediatrico una volta a settimana durante l'orario di visita. In questo modo il genitore interessato può rivolgersi allo psicologo che, a sua volta, può osservare le dinamiche relazionali tra genitori e bambini. Da qui si potrà eventualmente procedere con colloqui di approfondimento o consulenza.

"In Italia - spiega Stella Gentile – il progetto è attivo nel Lazio, con ottimi risultati. Purtroppo la presenza dello psicologo spesso è vista con sospetto. L'obiettivo è invece quello di prevenire il disagio e, allo stesso tempo, alleggerire il carico di lavoro dei pediatri che spesso devono rispondere a domande che esulano dalla propria competenza. In questo modo il bambini può essere seguito a 360 gradi e non solo da un punto di vista strettamente 'fisico'".

"Si tratta - sottolinea - di una collaborazione improntata su un processo di scambio e confronto tra due figure professionali che si occupano di infanzia, senza sovrapporre o confondere le aree di competenza. La cooperazione è pensata nell'ottica di un reciproco arricchimento e una presa in carico globale del paziente e della famiglia, negli aspetti medico-sanitari e psicologici".

"Il nostro intento – aggiunge - dunque, è quello di identificare precocemente i segnali di disagio sul piano emozionale e relazionale che provengono dall'incontro tra un bambino e i suoi genitori".

Il problema è però quello dei fondi.
"Ci siamo rivolte – chiarisce Stella Gentile – alle istituzioni, ma al momento mancano i fondi. Adesso siamo noi stesse a portare avanti il progetto con i pediatri che hanno accolto la nostra proposta. Ma non è sempre facile, bisogna vincere delle resistenze anche in ambito medico. Speriamo in futuro di poter avere più supporto e poter ampliare la nostra idea".