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Agenzia di Stampa Italpress
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Amministrative 2012. I paradossi della democrazia

Un valore democratico per eccellenza è certamente rappresentato dalla possibilità per qualsiasi cittadino di poter partecipare liberamente alla vita pubblica e politica del proprio contesto sociale. La democrazia è un sistema che verte su regole ferree e prestabilite, che ne fanno un sistema valido di condivisione sociale, solo se tali regole sono rispettate da tutti in ugual misura. Il nostro sistema partitico e politico è certamente gravante su regole democratiche di partecipazione sociale, ma come tutti i sistemi anche per esso esiste “la legge del paradosso”. Partiamo dalla corsa per il Sindaco di Palermo: Il valore democratico risiede certamente sul numero di candidati, ben 11, il paradosso sta nella percentuale di distribuzione del consenso. Infatti su undici candidati ben cinque non hanno superato la soglia del 3% uno solo ha sfiorato il 5% due non hanno superato il 10%, due appena sopra il 10% e uno solo sopra il 40%. Arriviamo ai partiti, movimenti e rispettive liste: ben 26 con 1300 candidati in corsa per 50 posti in Consiglio Comunale, tralasciando le circoscrizioni, viene fuori una media di un candidato ogni 270 aventi diritto al voto. Se da un lato questo proliferare è sinonimo di voglia di partecipazione e democrazia, il paradosso che si porta con se, invece risiede sul fatto che su 26 liste solo 9 hanno superato lo sbarramento del 5% e perciò solo 9 partiti su 26 avranno rappresentanza in Consiglio Comunale. Ma il paradosso si “aggrava” se la “voglia democratica di partecipazione” si allinea con la legge elettorale. La questione ora riguarda il così detto premio di maggioranza, cioè quel sistema secondo cui al sindaco vincente deve essere garantita la maggioranza in Consiglio Comunale per ,a sua volta, poter garantire la stabilità di governo della città. Con il premio di maggioranza infatti alla lista prescelta e apparentata al candidato sindaco vincente, vengono attribuiti 30 posti in consiglio, trenta consiglieri comunali ( il 60%) e questo indipendentemente dai voti che ognuno di questi abbia preso rispetto agli altri aspiranti consiglieri. Nella “pratica democratica” vuol dire, ad esempio, che il candidato al Consiglio Comunale più votato di tutti i 1.300 che ha raggiunto quasi 4 mila voti di preferenza unica, non andrà a rappresentare nessuno in Consiglio Comunale perché la propria lista ha sfiorato la soglia del 5% senza però superarla, mentre un candidato della lista apparentata con il sindaco vincente, grazie al premio di maggioranza, con 180 voti di preferenza potrà occupare un banco di Sala delle Lapiti.

Questo è quanto previsto dalla legge elettorale vigente, e come si dice, fatta la legge... trovato il paradosso.

Ugo Piazza