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Mafia. Dell’Utri si difende citando il Gattopardo e poi dice: “Io non ci capisco più niente”

Dopo la fine delle arringhe difensive, Marcello dell'Utri ha voluto affidare le sue dichiarazioni spontanee, al Tomasi di Lampedusa, citando un passo del Gattopardo, quello sulla verità. "Per noi palermitani il Gattopardo è una sorta di Bibbia nel bene e nel male – ha detto – ho trovato un passo che mi ha colpito... In nessun luogo quanto in Sicilia la verità ha vita breve. Il fatto e' avvenuto da cinque minuti, e di già il suo nocciolo genuino e' scomparso, camuffato, abbellito, oppresso e annientato dalla fantasia. In breve il fatto è scomparso. La verità non c'e' più. La sua precarietà è stata sostituita dall'irrefutabilità della pena".

Finita la citazione Dell'Utri continua: "Non ci capisco più niente - dice -  tutte queste elucubrazioni... Ho passato vent'anni della mia vita e non mi lamento, perché sto bene tutto sommato, non mi posso lamentare, ma se una pena mi deve essere data io vi assicuro che l' ho già affrontata. Ho visto cose incredibili, 10 anni fa un processo legato a questo, per estorsione, ho avuto una condanna a 7 anni, sono stato assolto in appello e in cassazione, poi la richiesta di arresto alla Camera dei deputati per fortuna respinta e finito con assoluzione perché il fatto non sussiste. Volevo costruire un partito azienda – continua – con gradi programmi, non è stato fatto, perché subito dopo la discesa in campo sono stato assalito dalla procura di Palermo. Ho fatto un partito con Berlusconi. Ho sbagliato? Ho fatto bene? Non lo so, ma è stata la scelta di quel momento".

Poi l'attacco ad Antonio Ingroia: "C'è un procuratore della Repubblica che mi accusa con insistenza, che passa dalla Politica giudiziaria alla Politica. Questa per me è una certezza più che un ragionevole dubbio. Poteva dircelo prima".

Dell'Utri ha parlato di accanimento giuridico, lo ripete per l'ennesima volta. Accanimento legato alla nascita del partito Forza Italia, e la sua discesa in campo. "I miei problemi e le bombe giudiziarie mi sono cadute addosso in quel momento, solo che l'ho capito dopo" ha detto alla fine dell'udienza del processo d'appello in cui è imputato per associazione mafiosa.

"Io sono entrato in parlamento per difendermi in maniera legittima agli attacchi giudiziari. Era un attacco politico e io rispondevo con una difesa politica. Mi sono candidato quando ho capito quello che poteva succedere. Ma adesso non ha più bisogno d'essere perché tra poco ci sarà la sentenza definitiva della cassazione e quando c'è le sentenza definitiva non c'è immunità che tenga, quindi ho deciso di non candidarmi, per evitare tutte le polemiche, le accuse, che arrivano quando ci sono gli imputati cosiddetti impresentabili..

Ci sono le accuse sì, ma ci sono anche i fatti. Spero che questo tribunale capisca tutte considerazioni fatte oggi dagli avvocati e che io abbia dopo tanti anni al meno la soddisfazione. Lo scorso 18 gennaio il pg di Palermo, Luigi Patronaggio, ha chiesto ai giudici della corte d'Appello la condanna a sette anni di carcere.

L'udienza rinviata la prossimo 25 marzo.

 

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