A cosa servono le primarie? Le primarie sono un metodo di scelta. La scelta di cui si parla è quella del candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si sceglie chi per una coalizione politica sarà il candidato Premier dell'intera nazione. Chi si dovrebbe scegliere è lo STATISTA che, con tutti i significati, ormai persi che porta con se tale parola, dovrà rappresentare e guidare l'Italia.
Cosa è andato in scena ieri sera? Volendo essere critici.
Lo studio televisivo è forse il più grande della televisione italiana, quello di Sky. Il primo punto su cui vale la pena ragionare è proprio questo. Sky non è una televisione del servizio pubblico italiano, strana la scelta di non usare un canale del servizio pubblico Rai, ad esempio il corrispettivo Rai News 24, il canale pubblico dedicato all'informazione h24, che ha maggiori ascolti rispetto alla TV a pagamento, quale è Sky.
Lo studio è sontuoso, non c'è dubbio, la musica iniziale e la clack del pubblico sembrava più quella di presentazione dei cantanti di X Factor ( lo stesso studio è utilizzato proprio per il noto talent show) che di cinque potenziali statisti. Il pubblico folto e molto partecipe con tanti applausi, fuori luogo rispetto al fine della trasmissione, forse più opportuno sarebbe stato un parterre di soli giornalisti.
Il tempo di risposta dato ai candidati troppo breve, dal singolo minuto al minuto e mezzo. Come è possibile dare risposte esaudenti su temi importanti come l'evasione fiscale, il patto di stabilità, il lavoro e l'istruzione in un minuto e mezzo o poco più.
L'impressione è proprio quella che ci siano stati molti concetti ma poche risposte. Sono mancate risposte chiare ed esaustive, troppi vedremo, ci dovremo confrontare, ci vuole un approfondimento in seguito, dobbiamo ancora definire. ecc. ecc. Tra tutte l'assoluta poca concretezza sul metodo per contrastare l'evasione fiscale in Italia. Anche qui la sensazione è quella di una coalizione in cerca di alleanze trasversali che non vuole o non può, sbilanciarsi troppo sui temi più caldi.
Ma vediamo come sono andati i pretendenti...
Tabacci, è quello che ha meno da perdere di tutti e tendenzialmente è andato, a nostro parere, meglio degli altri. Italiano perfetto, postura da front man, mento alto petto in fuori, sguardo sempre verso le telecamere, anche il più intransigente nelle risposte. Non è bastato alla Puppato essere l'unica donna presente, giustificare la propria candidatura a premier partendo dall'ottima amministrazione del piccolo comune in cui fu sindaco, come se avesse amministrato NY è risultata forse un po' forzata, per non parlare della confusione tra le riforme Fornero. Renzi, il più “americano di tutti” giovane spigliato, però non fermo nelle risposte come si poteva pensare alla vigilia, stona nel linguaggio e nella flessione troppo toscana. Il paese è una cosa le contrade senesi un'altra. Voce e cadenza sono essenziali per avere autorevolezza. Vendola il più emozionato di tutti, guardava sempre alla propria destra, l'unico che sudava vistosamente, occhi bassi, le idee sono buone e note, ma bisogna attrezzarsi per sprovincializzarle. Bersani è Bersani nulla da fare, il suo modo di stare sul palco la cadenza e le inflessioni da discussione da osteria marchigiana lo indeboliscono pesantemente. Un benevolo zio emiliano, è pur vero che veniamo da un oscuro rampantismo berlusconiano, ma un leader e potenziale statista ha l'assoluta necessità di autorevolezza e determinazione, anche lessicale.Forse è il momento di smettere di chiamare le cose " sta robba qui, questa cosa quà... e via dicendo...
In generale il confronto è stato pacato e civile, anche troppo, non sono emerse diversità sostanziali e voglia di difenderle senza alcun buonismo.
Tutto sommato comunque ogni confronto è un esercizio di democrazia ed è utile a conoscere e capire. Il primo non lo possiamo definire esaustivo per giustificare una scelta seria e ponderata, che è quello di cui ha bisogno il paese... ma comunque è pur sempre un inizio.