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9 anni fa moriva Attilio Manca. L'intervista alla madre Angela

 

La andai a trovare il giorno dopo la conferenza stampa organizzata dal Pm di Viterbo Petroselli e il Procuratore Capo. Era il 9 giugno 2012. Mi aveva colpito quello che avevo letto e decisi di andare a Barcellona Pozzo di Gotto col primo treno della mattina. Volevo conoscere i genitori di Attilio, morto più o meno alla stessa età che ho io adesso, trovato nel suo appartamento in via Santa Maria della Grotticella, a Viterbo il 12 febbraio 2004, in una pozza di sangue e col setto nasale fratturato. Tutto ciò che ruota attorno alla sua morte rimane ancora un mistero. Il prossimo 20 febbario avrebbe compiuto 44 anni.

La procura di Viterbo, più volte ha chiesto l'archiviazione dell'indagine a carico di 5 persone: Ugo Manca (cugino di Attilio), Angelo Porcino, Salvatore Fugazzotto, Lorenzo Mondello e Andrea Pirri. Per il Pm Renzo Petroselli si è trattato di suicidio. O comunque di una dose letale di eroina che poi andandosi a mischiare ad una consistente dose di Diazepam e una quantità seppur non eccessiva di alcol, avrebbe provocato un arresto cardio-circolatorio ed un edema polmonare, che lo avrebbe portato alla morte. Così si vorrebbe archiviare l'inchiesta, ma per la famiglia le cose non sono andate in questo modo. Per la madre, Angela e il fratello Gianluca, Attilio è stato ucciso per farlo tacere perché sapeva troppo e forse loro avevano capito che avrebbe raccontato. Chi sono loro? Secondo la famiglia, Attilio era stato obbligato ad assistere Bernardo Provenzano, durante la sua latitanza trascorsa nel Lazio e lo avrebbe accompagnato a Marsiglia per essere operato di cancro alla prostata. (LEGGI ARTICOLO)

Inaccettabile quindi per la famiglia e per gli amici di Attilio, archiviare l'indagine sulla sua morte. Per loro si tratta di omicidio di mafia.

Sono tanti i buchi neri in questa indagine, tante le domande a chi la procura di Viterbo non dà risposte.

Tante le anomalie riscontrabili. Come le differenze nei verbali del 118 e la relazione del medico legale. Come il mancato esame sulle siringhe utilizzate per la dose letale di farmaci. Iniezione fatta sul braccio destro, ma Attilio era mancino.

Lo scorso ottobre l'avvocato della famiglia, Fabio Repici, ha chiesto due consulenze tecniche, una sull'impronta lasciata a casa di Attilio Manca dal cugino e un'altra sulle siringhe usate per iniettare l'eroina mortale.

Impronta che a detta del cugino di Attilio, risalirebbe al dicembre 2003 giorno in cui si era recato a casa sua e dunque due mesi prima della morte del medico. Una tesi inaccettabile per l'avvocato Repici, in quanto l'impronta è stata trovata nel bagno, "il locale più umido della casa, con i riscaldamenti a una temperatura elevatissima" e quindi è altamente improbabile che risalga a quella data. Per questo è stata richiesta la consulenza.

Sull'accertamento richiesto sulle siringhe, fatte analizzare solo dopo 8 anni dalla morte di Attilio, il pm di Viterbo si è dimostrato poco interessato, non ritiene forse rilevante il risultato. Forse perché passati 8 anni, le impronte non sono più rilevabili? Forse perché non ci sono mai state? Sono queste le domande che si pone Repici e a cui l'accertamento, potrebbe dare risposta. Secondo i difensori e il pubblico ministero non ci sono prove che gli indagati abbiano ceduto l'eroina ad Attilio. L'unica indagata in questo senso è Monica Mileti, destinataria di una richiesta di rinvio a giudizio.

Tra le altre richieste dei Manca, l'acquisizione della testimonianza del dottor Ronzoni, primario di chirurgia urologica al Gemelli, la relazioni dei carabinieri sugli incontri tra uno degli indagati Porcino e l'esecutore materiale dell'omicidio di Beppe Alfano, il decreto di condanna per falsa testimonianza di un conoscente di Attilio, che avrebbe dichiarato che l'urologo si drogava e l'intervista di Ugo Manca, il cugino di Attilio, a Chi l'ha visto. La decisione sull'archiviazione adesso spetta al gip Salvatore Fanti.

Dopo l'intervista, la signora Angela mi fece leggere gli scritti di Attilio, i suoi pensieri e volle regalarmene uno, la copia originale...  L'ho letto e riletto tante volte. Riflessioni profonde, a volte malinconiche, ma mai in quelle parole è presente la men che minima voglia di morire. 

 

Caso Manca. Archiviazione? Conclusione indagine? La famiglia: seguire la pista mafiosa