Palermo la città che si svuota, muore e rinasce. I dati 2016

 

Sono stati resi pubblici i dati statistici dell'Ufficio comunale di Palermo, la fotografia che se ne può ricavare è, neanche a dirlo, piena di contraddizioni.
Palermo resta la quinta città d'Italia per popolazione residente con 673.735 abitanti, 700 in meno rispetto al precedente anno, ma continua il trend che vede ogni anno più decessi che nascite. Proprio il 2016 è un anno record per nascite, record negativo. Solo 5.725 nuovi cittadini il dato più basso dal 2006, lontano è il ricordo della fine degli anni 70 in cui nella nostra città nascevano oltre 13 mila bambini ogni anno. Certamente complice la crisi economica e la mancanza di prospettive visto che a questo dato vanno aggiunte le migliaia di unità che ogni anno lasciano Palermo e la Sicilia per completare i propri studi all'estero o trovare lavoro lontano dalla propria città d'origine. A conferma di ciò è proprio il reddito medio procapite annuo, calcolato in circa 10 mila euro. Fatto che porta al terzultimo posto Palermo nella classifica nazionale, fanno peggio solo Napoli e Catania. In controtendenza è l'aumento degli immigrati iscritti all'anagrafe, ben oltre 26 mila rappresentanti svariate etnie provenienti da tutto il mondo con in testa il Bangladesh. Così come le presenze turistiche, dato certamente positivo, che nel 2016 hanno sfiorato il milione e duecentomila presenze. Una città che sembra sempre più amata dagli stranieri e dai turisti, e forse sempre meno dai propri cittadini che in essa ancora non riescono a vedere un luogo dove progettare, soprattutto, la vita e il futuro dei propri figli, oltre al continuo flusso migratorio comunemente detto "fuga dei cervelli". Il dato più preoccupante perché una città che non riesce ad affezionare a se le proprie migliori risorse umane è una città che è destinata alla mediocrità regalando ad altri capacità, intelligenze, coraggio e innovazione. Ma questo è un problema che riguarda l'intero sistema paese, in cui o si genererà un sistema di vera meritocrazia, abbandonando quello del favoritismo clientelare se non addirittura del nepotismo, oppure chi è davvero intelligente comprende bene che per lui da noi non c'è spazio ....

 

 

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