Palermo, cosa ci ha lasciato quella stagione chiamata “Primavera”

 

 C'era un tempo in cui tutti ci credevamo e ne sentivamo il protagonismo ma....

 
Come camminando a piedi scalzi sulle macerie di vetri frantumati al suolo, lo stridulo rumore ci suggerisce   che   molto tempo è passato e che non di vita o di morte, per fortuna, si discute più in questa città. Ad essa   viene   consegnata la giusta legge di natura che vede tutti gli esseri umani, condannati con voto palese, al   declino   fisico dal giorno in cui vengono al mondo. Si discute di cosa ben diversa, di azioni e gesta che furono e che   hanno a che fare con l'onore, il disonore e con il ricordo, perciò con i conti che presenta la storia. Quella   classe di intelligenze e intellettuali che generò la " Primavera di Palermo"nella fatica di ritrovare il luogo in cui   da tempo si è rifugiata nel silenzio, ora ha da chiedersi se questa città, ormai troppo tempo fa, illuminata da un bagliore di "Primavera", debba morire lentamente per un atto di natura o per un atto di ignavia e silenzio perfino di scomparsa. Nel secondo caso, allora, è di tradimento che bisogna parlare, e dove c'è tradimento ci sono sempre molti complici, consapevoli quanto inconsapevoli, ma comunque consci. Il tradimento è materia ostica, perché ha sempre un inizio, ma spesso nel suo divenire e scoperta, fa perdere le tracce della propria origine.

Forse, in questa città, chi pensa di non esserlo stato puntando il proprio dito sugli altri, dimostrerà di avere avuto ragione e allora verrà ricordato tra i nobili di "intelletto primaverile", se invece la storia scoprirà che gli stessi hanno abbandonato la battaglia prima che essa stessa giungesse al suo apice, ordendo il lento declino con malizia, volontà del raggiro, coltivando l'ignoranza e l'ignavia, allora la responsabilità della storia sarà inequivocabile a loro carico.
 

Come può questa città difendersi se i propri generali dell'intelletto sono essi stessi quel tribunale a cui dovrebbero declamare la propria difesa. E comunque oggi dove cercare la verità, per quanto questo possa essere rischioso o inutile. È chiaro, che non è chiara l'accusa perché ad essa non può essere imputato un gesto concreto, un luogo fisico un singolo attore, ma un inizio si. La " Primavera di Palermo". Essa lasciò chiara una traccia di risveglio, di forti protagonisti, del sapere ciò che è giusto e ciò che non lo è, di certezze rispetto alla parte da cui stare, senza però curarsi dell'addivenire delle stagioni, crogiolandosi nel ricordo di un tepore pre-estivo, ma lasciando spazio ad un inverno, non curante delle leggi di natura, che ormai è da troppo tempo lungo. Lo stesso spazio che ha lasciato, alle ultime elezioni amministrative, nella quiete delle proprie dimore, ben 260 mila cittadini palermitani. Essi hanno preferito non esercitare l'unico diritto democratico lasciato al libero arbitrio. Il voto. Perché ormai si vota solo per interesse o nostalgia, lasciando vuoto lo spazio della coscienza.


La "Primavera di Palermo" fu come una breccia nel muro, ma la nostra città è come un accampamento tutti vedono tutto e tutti sanno tutto. Come fu per le accuse di Odisséo e la difesa di Palamede, si è sempre scelto di stare dalla parte di chi battesse nella cassa di risonanza più roboante.
La soluzione non può più essere quella di rendere ciò che è insopportabile sopportabile perché il male che genera l'insopportabilità resterebbe sempre latente e vivo. Bisogna superare ciò che è insopportabile per essere pronti a lottare per ciò che, di nuovo e diverso, lo diventerà. Il paniere va svuotato affinché la natura delle cose umane lo possa riempire nuovamente. Come il letto di un ruscello che sempre scorre e non è mai arido, ma proprio per questo l'acqua che ne scorre è l'acqua più pura. Lo stagnare crea il putrido che da liquido diventa aeriforme e si espande come un gas invisibile e letale.


A quella Primavera vi toccarono in sorte tutte le virtù, ma ogni virtù può rendere liberi o schiavi perché nessun uomo che può essere sovrano di se stesso dovrebbe mai preferire di essere suddito. Perché non c'è felicità maggiore da quella che deriva da se stessi non come coloro che non sapendosi accontentare dei piaceri della vita ne diventano schiavi.


Oggi quella Primavera, sembra sempre più ricordare, nella nostalgia di se, un luogo empirico in cui perfino i misfatti producono onore. Ma questa città non ha bisogno di procurarsi onore, perché è già onorata tra gli onorevoli, dando voce alla propria storia e sapienza. Una città lasciata con un tradimento senza movente. Ma visto che tutti fanno tutto per trarne un utile o fuggire un danno, c'è solo follia in un tradimento senza movente.
Con l'effetto tagliente di una affilata doppia lama, se esiste, tale infame abbandono c'è, per onesta intellettuale, da chiedersi quali siano le prove o se si tratta solo di supposizioni. Perché se si hanno delle prove vuol dire che qualcuno ha visto qualcosa o sa qualcosa, ed allora anch'esso è un complice o ha saputo qualcosa da qualcuno che a sua volta era complice ... è ben difficile sfuggire alla complicità. Per questo forse lo siamo un po' tutti.


Ma la memoria è persa o resa non più interpretabile dal tempo e dagli eventi. Era infatti una "Primavera" in cui tutti pensavano di sapere tutto, dove si era lasciata ogni supposizione per consacrare lo spazio solo alle opinioni. Ma ad avere opinioni sono capaci tutti ma chi è veramente saggio, sa che solo la verità è davvero degna di fede.

Dedicato a Palamede figlio di Nauplio e Climere. Per ricordare nella mitologia greca, uomo giusto e ingiustamente condannato per la vanità di Odisséo e perciò dimenticato.

 

Commenti  

 
#4 RE: Palermo, cosa ci ha lasciato quella stagione chiamata “Primavera”LOREDANA 2017-12-21 08:55
anche io ci credetti e ne fui orgogliosa, poi tutto si sgonfiò e divenne solo antimafia ma lo spirito era ben altro.
complimenti articolo stuopendo
 
 
#3 RE: Palermo, cosa ci ha lasciato quella stagione chiamata “Primavera”Luca 2017-12-21 06:15
Ognuno di noi è complice e suddito ha rinunciato al diritto di cittadinanza per scegliere quello di sudditanza
 
 
#2 RE: Palermo, cosa ci ha lasciato quella stagione chiamata “Primavera”Giovanni m. 2017-12-20 21:49
Ricordo alcuni suoi pezzi tra cui certi molto belli bhe questo nella sua drammaticità forse è il
Più difficile è bello i miei complimenti
Certo non è per tutti
 
 
#1 RE: Palermo, cosa ci ha lasciato quella stagione chiamata “Primavera”Veronica 2017-12-20 21:21
Waw
 

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