Padre Pino Puglisi, si sblocca la causa di beatificazione

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Per chi ha vissuto vicino a lui, per chi lo ha conosciuto, per chi ne ha sentito parlare e per chi continua a stringere i denti e lavorare seguendo il suo esempio, Padre Pino Puglisi era già in qualche modo tra i beati della Chiesa Cattolica. Ma si sa, per entrare in paradiso, certe pratiche vanno sbrigate in alcuni uffici del Vaticano ed il tal senso la decisione di Benedetto XVI di inserirlo tra i prossimi 10 beati della Chiesa è il giusto riconoscimento ufficiale.

Don Puglisi è nato da famiglia modesta il 15 settembre del 1937. E' entrato nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Molto attento al Concilio vaticano II e alle tematiche di giustizia sociale, il 29 settembre 1990 è stato nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio.

Il 29 gennaio 1993 ha inaugurato a Brancaccio il centro 'Padre Nostro', diventato il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. A motivo del suo costante impegno evangelico e sociale nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata, il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, don Puglisi è stato ucciso davanti al portone di casai. Dopo le indagini, mandanti dell'omicidio sono stati riconosciuti i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano.

Ci sarebbero tantissimi modi di onorare la memoria di Pino Puglisi, ma in questo caso chi scrive preferisce lasciare spazio al più toccante e profondo omaggio ad un prete che ha fatto della sua vita una missione. Fino all'ultimo.

 

 

Commenti  

 
+1 #1 RE: Padre Pino Puglisi, si sblocca la causa di beatificazionePietro Bolenares 2012-06-30 10:46
E così la Chiesa potrà “vantarsi” per i meriti di un grande uomo che – difficile capire se per insipienza, ignavia o altro – ha lasciato tremendamente solo.

Resta la macchia, indelebile, della mancata costituzione di parte civile della Chiesa contro gli imputati dell’assassinio di Pino Puglisi. Una scelta che fu (malamente) motivata con la necessità di non mischiare “spiritualità” e “temporalità”. In realtà, quella incredibile e inopinata opzione fu figlia di una sotterranea polemica con la Procura della Repubblica di Palermo di allora, guidata da Gian Carlo Caselli (al quale si “rimproverava” – forse, perché mai niente è chiaramente trapelato – di aver sovraesposto mediaticamente il parroco di Brancaccio, “affrettandone” , indirettamente, l’omicidio?).

P.S. Ho “incrociato” più volte – a distanza di anni magari – Pino Puglisi: ne conservo il ricordo di un uomo retto e limpido, ma né ingenuo né “giullaresco” (come una certa, interessata “vulgata da santino” vorrebbe accreditare).
 

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