Nel ’99 la mafia uccideva Filippo Basile, funzionario dell’assessorato retto allora da Cuffaro

altTredici anni fa a mafia assassinava il funzionario della Regione Filippo Basile. La commemorazione si è tenuta oggi al Giardino della Memoria antistante l'assessorato Regionale all'Agricoltura. E' proprio per il lavoro che svolgeva in questo assessorato che Basile venne ammazzato il 5 luglio 1999, con tre colpi di pistola, mentre andava a prendere il figlio a scuola. L'esecutore dell'omicidio è Ignazio Giliberti, reo confesso. Basile, uomo onesto e integerrimo, modernizzò la struttura dell'assessorato, convinto che il cambiamento vero dovesse avere alla base formazione e informazione. A lui si deve la "trasformazione" di quello stanzone abbandonato che era la biblioteca, già esistente all'interno dell'A.A.FF., in un centro di documentazione a tutti gli effetti grazie anche alla creazione del primo sito internet con relativo servizio di posta elettronica con una newsletter che permetteva di consultare le riviste specializzate nel settore agricolo e le gazzette ufficiali.

Entrato come dirigente amministrativo della Regione Siciliana nel 1989, nell'89 viene assegnato al gruppo II - Tutela e Vigilanza sugli enti pubblici economici - della Direzione Interventi Infrastrutturali in Agricoltura dell'Assessorato Regionale Agricoltura e foreste. Nel febbraio del '96 assume il coordinamento del gruppo di lavoro II – Organizzazione Amministrativa e Funzionale e gestione del Personale in servizio. E proprio questo gli costò la vita. Basile aveva istruito la pratica di licenziamento di Antonino Velio Sprio, condannato per associazione a delinquere e per tentato omicidio. Sprio faceva parte di una banda, palermitana, dedita a rapine e omicidi, senza apparente legame con l'organizzazione mafiosa ma in realtà li aveva eccome.

L'omicidio Basile è strettamente legato a quello di Giovanni Bonsignore, avvenuto il 9 maggio del 1990 , anche lui funzionario della Regione, ma all' assessorato alla Cooperazione. L'omicidio Bonsignore, rimane per anni senza risposte, senza un colpevole. Solo dopo, con la morte di Basile, lo scenario diventa chiaro: il 12 ottobre del '96, viene intercettata una telefonata tra Ignazio Giliberti a Nino Sprio, in cui il primo dice a Sprio che "E' tutto a posto". Giliberti si trovava a Firenze e aveva appena ucciso Antonino Lo Iacono, un pregiudicato di Palermo. Arrestato all' aeroporto di Pisa confesserà in seguito l'omicidio e anche gli altri due, quelli di Bonsignore e Basile. Da quel momento l'intreccio diventa chiaro. Avevano calpestato i piedi di Sprio ed erano stati puntiti. Parte tutto dal 1982 anno in cui Bonsignore era uno dei due ispettori che aveva condotto l'inchiesta amministrativa per un finanziamento irregolare alla cooperativa "Il Gattopardo" di Palma di Montechiaro, che aveva collegamenti con le famiglie mafiose degli Allegro e dei Ribisi, accertando la duplice fuunzione di Sprio, componente del comitato tecnico incaricato di istruire le pratiche sui contributi e vicepresidente della cooperativa in questione, che riceveva i finanziamenti. Il rapporto amministrativo si concluse con una denuncia alla magistratura, con sentenza della cassazione il 30 aprile 1990 che condannò Sprio alla sospensione dal lavoro. Nove giorni dopo, con 5 colpi di pistola, viene ucciso Bonsugnore. Sprio nel frattempo venne reintegrato, ma nel febbraio del '98 la condanna per truffa aggravata diventa definitiva e quindi Sprio deve essere licenziato. Compito che spetta a Filippo Basile, a capo del personale in quell'anno.

E in quell'anno assessore all'Agricoltura era l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro (oggi in carcere dove sta scontando 7 anni di reclusione per per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra,  ndr) e proprio lui doveva firmare la pratica di licenziamento istruita da Basile. Pratica che non viene firmata subito, perché Cuffaro era in campagna elettorale e quindi troppo occupato. Secondo Ignazio Giliberto, esecutori degli omicidi, Sprio avrebbe aiutato il compaesano Cuffario (entrambi sono originari di Raffadali) , nella campagna elettorale. La pratica per il licenziamento sarà firmata solo sette giorni dopo l'omicidio di Basile.

Nelle motivazioni della sentenza per il delitto Basile, i giudici denunciano le "responsabilità di Cuffaro nella creazione del clima di ostile isolamento in cui il funzionario trascorreva i suoi giorni all' assessorato".

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