
Parole pesanti come macigni quelle del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, parole che hanno un significato preciso e che bombardano politica ed istituzioni. Ci sentiamo di condividere appieno ciò che il Procuratore ha dichiarato, poichè mai momento così buio ha conosciuto la vita sociale italiana dal dopoguerra ad oggi.
Ci vogliono coraggio e cognizione di causa per dire ciò che ha detto, nel corso di uno dei seminari a Palermo sul tema "Ricordare per educare al futuro" , e che vi riportiamo: " E' tempo di una rivolta morale contro quelle istituzioni che tolgono la libertà di pensiero e d'iniziativa ai cittadini e che favoriscono gli individualismi, occorre una rivolta morale contro una classe dirigente che invece di servire le istituzioni, delle istituzioni se ne e' servita per soddifare la propria sete di guadagno e di potere e che della propria discrezione ha fatto arbitrio, una rivolta morale contro l'inerzia vigliacca e l'affarismo equivoco".
Parole di fuoco che si abbattono come fulmini sulla politica e le istituzioni. Parole che faranno discutere e che, di certo, susciteranno polemiche.



Commenti
Sei una persona straordinaria,c ome lo sono stati i tuoi amici e colleghi Falcone e borsellino, sei solo e già hai fatto tanto, con uno stato che fa tutto meno che aiutarti a sconfiggere il male Italiano.
Ti faccio i miei migliori auguri a te e a tutte le persone come te, il nostro paese ha bisogno di uomini come te, non di corrotti a ladri.
GIORGIO
Carissimi e gentilissimi amici, l’argomento di oggi mi coinvolge totalmente, perché io, nato e vissuto a Palermo per una quarantina di anni ho visuto e sentito attorno a me la cultura mafiosa. Poi, con tanti sacrifici acquistai una casa a Capaci (famoso in tutto il mondo), con un mutuo che equivaleva a metà dello stipendio di ferroviere . Ero titubante ad intervenire perché so che il mio messaggio è un granellino di sabbia che verrà irrimediabilmen te spazzato dal vento. Che ci volete fare? Questa è la rassegnazione di noi siciliani, mentre altri ci sguazzano in questa situazione. Ma l’argomento mi procura tanto commento che non posso che scrivere, anche se solo per sfogare la mia tristezza e rabbia. Ma voglio sintetizzare. Prima premetto che i miei due figli, nipoti e amici, ieri sera hanno partecipato alla sfilata di Terrasini in memoria di Peppino Impastato. Ma ricordo che un mio parente, piccolo imprenditore in odore di mafia, che poi ha ricevuto il “premio “ di dissolversi nel nulla, diceva allora che Peppino era un tossicodipenden te che stava facendo un attentato ed io adolescente gli prestai fede. Io vorrei gridare e so che scrivere in maiuscolo equivale a parlare a squarciagole. Ma io scriverò solo i titoli delle riflessioni, perché non sono aduso ad alzare la voce. Sono argomenti che ho già citato altre volte, ma che regolarmente cadono nel vuoto.
La mafia e le organizzazioni criminali si sarebbero potute sconfiggere già da almeno 50 anni, ma nessuno si è impegnato seriamente. C’era troppo connivenza tra politica, apparati dello stato ed altre istituzioni e tutto “procedeva liscio”. E’ tardi, penso di sì, ma si può fare molto per vincere la guerra e non singole battaglie.
LE MANIFESTAZIONI DI ORGANIZZAZIONI SOCIALI E POLITICHE: devono commemorare gli eroi indicandoli come MARTIRI DELLA MAFIA, sottolineando il loro coraggio e la solitudine e l’abbandono della società che li ha resi facili bersagli;
GLI AGENTI DI CUSTODIA: devono trattare tutti i detenuti con umanità, ma con molta severità gli assasini e i mafiosi, capi e gregari, senza servilismo e forme di rispetto derivanti dalla paura;
LA POLITICA: deve impegnarsi seriamente a combattere la mafia con leggi, ed evitando di candidare persone colluse, di ricevere finanziamenti , fare favori e chiedere consensi elettorali;
I GIORNALI: devono informare tenere alta l’attensione, segnalare e condannare i comportamen ti mafiosi di qualsiasi persona, e formare la coscienza del fenomeno (badate, non le coscienze);
LA MAGISTRATURA : deve combattere la mafia con i suoi mezzi: processi rapidi, condanne, confische ;
LE FORZE DELL’ORDINE (carabinieri, polizia, finanzieri, etc): devono stare in prima linea e combatterla con le stesse armi e con le indagini sui patrimoni, cercando di isolare i colleghi conniventi o tiepidi, o indifferenti o pavidi;
LE ISTITUZIONI PUBBLICHE E PRIVATE: devono impegnarsi con tutte le loro forze a spiegare il fenomeno ai b ambini e tutti gli studenti, perché si rendano conto che il fenomeno è nocivo, dannoso, criminale:
LA CHIESA E TUTTE LE ISTITUZIONI RELIGIOSE E CULTURALI: devono impegnarsi con tutte le loro forze, immense a creare le coscienze dei cittadini perché disprezzino il fenomeno considerandolo un cancro da estirpare, una maledizione per tutta la società. Io mi danno e arrovello l’anima perché non vedo un impegno totale e corale di tutta la chiesa, specialmente cattolica. Se in ogni pulpito di ogni chiesa di ogni paese, villaggio, in ogni cattedrale, dalla cattedra di Pietro si levasse alto il grido di dolore e di biasimo e di condanna e di scomunica per i criminali, forse la gente si sveglierebbe dall’apatia e dalla secolare ignavia e rassegnazione. Io rammento che “Le crociate” furono benedette col grido “Dio lo vuole” e i crociati avevano la croce di Cristo sugli scudi. Anche il partito sostenuto dappertutto dalla chiesa quando io ero fanciullo era sostenuto dalla Chiesa (e io ci credevo), pur annoverando fra le sue file molti uomini connessi con la mafia che lo sosteneva. E come i crociati avevano come simbolo lo scudo con la croce di Cristo. Una bestemmia allora ed anche quando era in voga quel partito. Ma molti ci credavamo pur sapendo già allora qualcosa sulle connivenze e adesso molto di più.
P.S.: Mi scusi, ma no voglio correggere niente, né rivedere il testo.-