Come si paga oggi il “Pizzo”? Con la convivenza proficua

 

Non bisogna mai cristallizzare i fenomeni sociali, soprattutto quelli da combattere e debellare, perché essi evolvono e si adeguano, quasi come un virus, alle strategie di repressione e contrasto. Se si concettualizza un fenomeno sociale distorcente, come è il pizzo, si rischia di continuare a combattere un nemico che ormai è diventato un'altra cosa, con il risultato di un'estenuante, se pur giusta, vana lotta.
Cosa è oggi il "pizzo" cosa è diventato e come si è evoluto rispetto alla sua tragica originaria prassi. Tempo in cui si pagava semplicemente per poter commercialmente esistere. Reato era l'estorsione e reato lo è oggi, questo non è certamente cambiato. Dal punto di vista giudiziario però oggi carnefice e vittima sono entrambi responsabili di un reato. Chi estorce certamente lo è, chi subisce senza denunciare anche, perché complice di favoreggiamento. E questo potrebbe essere più che corretto, e il condizionale non è una scelta linguistica, qualora lo Stato riuscisse a tutelare pienamente chi denuncia i propri estorsori. Tutelare senza dover rinunciare alla propria sicurezza e libertà personale, vivendo sotto scorta, spesso dovendo perfino rinunciare alla propria attività commerciale, dovendo cambiare identità e luogo di residenza, facendo iniziare un calvario, quasi di latitanza, al proprio congiunto ed ai propri figli.
Ma quello che è davvero cambiato e che oggi non solo si denuncia poco e chi non lo fa ne paga anche un prezzo aggiuntivo, ma quasi-quasi, si preferisce la "convivenza proficua".
Da quello che emerge dalle innumerevoli cronache giudiziarie e racconti giornalistici, oggi l'estorsore, a cui si paga l'ammenda è vissuto quasi come un partner, se pur imposto con la violenza fisica e morale, cosa che rappresenta qualunque estorsione, ma si preferisce pagare ma anche utilizzare i "servizi" di tale ammenda.
Ecco che, se ce un concorrente apre troppo vicino al proprio esercizio si chiede all'estorsore di intervenire, e non all'autorità per la concorrenza, se ce un dipendente che fa le bizze per rivendicare magari buste paga più chiare non c'è l'ufficio del lavoro, ma il boss locale, così come se ci sono troppi furti non si chiamano più le forze dell'ordine, ma il capo zona che regola la "situazione". O, ancora nella sua sottovalutata evoluzione, se non c'è neanche più da pagare, ma magari smerciare soltanto qualche miglia di gratta e vinci falsi per poi darne l'incasso della vendita a chi te li fornisce, sempre meglio che darli alle lotterie di stato. Ecc. ecc.
Dai tanti racconti quotidiani di vittime e carnefici, ci sarebbe da pensare che oggi la mafia dia più servizi, o quantomeno più celermente dello Stato stesso e delle sue diramazioni territoriali e se si deve pagare un servizio, bhe, meglio evadere iva e inps e pagare la mafia che almeno i problemi li risolve.
Questo è il quadro drammatico che emerge da inchieste e dialoghi con i commercianti vittime e complici del pizzo, questa è l'evoluzione sociale di un sopruso che lentamente si sta trasformandosi in un servizio ...
Per debellare questa prassi indecente e deprimente, bisogna abbandonare falsi moralismi e visioni datate nel tempo, anche con l'impopolarità che può generare un articolo come questo, in cui non si vuole in nessun modo giustificare la fenomenologia estorsiva ma semplicemente richiamare l'attenzione sulla sua evoluzione e sul significato sociale che ormai questa porta con se.

 

 

 

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